TORNA IL CABARET A CESANOLAB
con
LUCA KLOBAS
VISTI DA EST
Nella quotidianità di un’Italia che cambia, di un paese ormai multietnico ma poco incline all’accoglienza e all’integrazione; con una crisi economica in corso e una classe politica incapace di provvedervi ma abilissima a gestire vizi personali; in un ambiente in cui i pellegrinaggi nei luoghi di stragi familiari hanno ormai occupato il posto di quelli a San Giovanni Rotondo, si muovono i personaggi di questo spettacolo.
Che visione potranno avere di questo paese, uno straniero proveniente dall’est Europa ma da anni stanziatosi in Italia, e un veneziano trasferitosi nella metropoli milanese in cerca d’impiego?
Tutto questo altri non è che: "VISTI DA EST".
Ovvero vizi e virtù, ma forse più vizi che virtù della nostra Penisola sotto la lente d’ingrandimento della satira, del paradosso, del grottesco, del nonsense, che Luca Klobas e Federico Andreotti hanno voluto mettere in luce attraverso i loro personaggi.
INTERVISTA A LUCA
Luca Klobas, è un artista versatile con una carriera ricca di partecipazioni in tv, in radio e teatro. Un professionista all’altezza di ogni situazione, un comico dissacrante e irriverente, che riesce a far ridere il pubblico, inserendo nei suoi spettacoli denunce sociali.
Luca, quando e come è nata la tua comicità?
Come è accaduto per la maggior parte dei comici, sui banchi di scuola. Certo dal far ridere i compagni, a farlo diventare una professione, è come passare da giocare al dottore, a ….medico? No gigolò!
Quale pensi sia il tuo talento?
Modestamente, molto Leopardiano…. INFINITO!
Radio o tv? E perché?
Mi è capitato di lavorare anche per entrambe in contemporanea: per esempio un TG muto di Fede, coperto da una musica balcanica…un’esperienza che non ha prezzo! Di solito, radio di giorno e tv di notte. Una giusta musica può anche essere d’aiuto per trovare/provare un nuovo personaggio.
Per seguire la tua carriera, senti di aver trascurato qualcosa di importante?
Sicuramente la mia città, Venezia! Ma tra un po’ ho intenzione di ritornarci…
Come riesci a conciliare i tuoi numerosi impegni lavorativi con la tua vita privata?
Non è facile, visto che spesso, si rimane fuori casa anche per lungo tempo, te ne accorgi quando tuo figlio ti si rivolge dicendo:
- No, grazie buon uomo non ci serve nulla.
Credo che il tempo che si passi assieme ai propri figli non sia poco, è solamente distribuito in maniera diversa. Non credo che un operaio, che fa i turni in fabbrica, passi più tempo con i figli, ed è sicuramente più stanco di noi e anche giustamente più incazzato: per quanto un comico possa essere mal pagato, non lo sarà mai quanto un operaio…e poi non ha Marchionne tra i piedi e credimi non è poco.
Come vivi i momenti tra un lavoro e l’altro?
Il nostro rimane un lavoro talmente strano e anche privilegiato, per cui non sempre il confine tra pausa e lavoro è ben definito: reciti, leggi, provi, scrivi, viaggi, telefoni, fai pubbliche relazioni, interviste….ed è tutto lavoro! A volte alcune di queste azioni, le fai contemporaneamente, poi magari mangi un boccone e pensi ad una scena… Per quello a volte sembriamo degli psicolabili. Naturalmente, tutto ciò è vero, ma visto attraverso la lente di un comico… diventa distorto. Sicuramente passo il mio tempo libero in famiglia: chiedermi di uscire alla sera quando non lavoro, è come chiedere a un idraulico di aggiustarti il lavandino nel giorno di Natale. Però lo faccio: ti aggiusto il lavandino.
Quale è stato il tuo percorso professionale?
Premesso che nella vita ho fatto e so fare solo questo, ho cominciato con il teatro, per poi finire nel tunnel della comicità, senza però abbandonare la tragedia e non sto parlando della tragedia avvenuta in casa mia, quando ventenne dissi: “Mamma, Papà voglio fare l’attore!”.
Ho comunque dovuto studiare per diventare un attore. Una stupenda scuola di commedia dell’arte a Venezia “Scuola dell’Avogaria” ed un’altra bella e sconvolgente a Milano “Laboratorio dell’attore”, con il grande Maestro Raul Manso.
Chi è stata la prima persona che ha creduto in te, offrendoti l’opportunità di un lavoro?
Non è stata la prima anzi, ma tra le più importanti sì. Ero appena arrivato a Milano e non avevo nè il becco di un quattrino, nè conoscevo qualcuno; ma lui mi offrì di lavorare nel suo locale e, detto tra noi, non ero un granché! Non conoscevo nè la comicità, nè avevo i tempi comici, venivo da un tipo di recitazione classica, ma lui capì che ce l’avrei fatta. Grazie ancora a Renzo Schiroli, una cara persona che purtroppo da qualche anno ci ha lasciato.

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